La progettazione partecipata in Lunigiana

Si sono concluse lo scorso mercoledì 7 luglio le attività di progettazione partecipata nella zona Lunigiana. Nelle fasi precedenti del percorso, il Comitato di Partecipazione Zonale e la Società della Salute avevano scelto di dedicarsi alla definizione delle caratteristiche chiave del futuro servizio di trasporto sociale territoriale erogato dalla SdS stessa.

 

Nell’ambito di 4 incontri online, il gruppo di lavoro si è quindi interrogato su quali fossero i profili delle persone che necessitano di un supporto alla mobilità e sulle tipologie di beni e servizi meno disponibili nei comuni montani, arrivando così non solo a delineare le caratteristiche desiderate del servizio pubblico di trasporto sociale, ma anche a ideare un prototipo di servizio realizzabile dalle associazioni in rete, a integrazione dell’esistente.  

 

IL METODO: LA PROGETTAZIONE PARTECIPATA

 

Come trovare soluzioni efficaci a un problema complesso? In tanti modi sicuramente, ma mai da soli. Così, in questa fase di lavoro il Comitato e la Consulta hanno adottato il metodo della progettazione partecipativa. Questo metodo, conosciuto anche come “co-design” è un approccio di progettazione dei servizi che parte dal coinvolgimento attivo di tutti i portatori di interesse/stakeholder (associazioni, cittadini, utenti finali, enti locali) con l’obiettivo di garantire che il servizio incontri i bisogni di chi ne beneficia e sia sostenibile per chi lo offre. Una forma di “co-progettazione” insomma, ma diversa dalle modalità che caratterizzano l’omonima procedura di evidenza pubblica già normata dal Nuovo Codice del Terzo Settore.

 

I PARTECIPANTI

Un’attività, questa, che ha un grande potenziale generativo, ma che richiede di chiamare a raccolta attori diversi dagli interlocutori abituali, per godere di punti di vista nuovi e inaspettati. La preparazione agli incontri ha quindi richiesto un grande sforzo di promozione dell’iniziativa e di coinvolgimento da parte dei Comitati di Partecipazione, della Società della Salute e dello staff di progetto. Attraverso la pubblicazione di una manifestazione d’interesse e di un comunicato stampa, l’invio di mail e una serie di contatti telefonici mirati, la sperimentazione ha potuto beneficiare di un panorama ampio ed eterogeneo di partecipanti, composto da associazioni, cooperative, enti locali, reti informali, singoli cittadini. A questi si sono aggiunti anche gli attivatori e le attivatrici di comunità: persone appositamente formate da Cantieri della Salute, che sono state invitate a mettere in pratica le proprie competenze in materia di innovazione sociale e supportare la progettazione in zone geograficamente vicine o attive su tematiche di loro interesse.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un momento della progettazione partecipata in Lunigiana

 

Ai quattro incontri di progettazione hanno preso parte 18 persone. In particolare, oltre ai membri del Comitato di Partecipazione, della Consulta del Terzo settore e agli Attivatori di comunità, hanno aderito alla manifestazione d’interesse le seguenti organizzazioni: Anteas Massa-Carrara, ass. UISP Grande Età, ass. Cittadini del Mondo, Misericordia di Bagnone, Misericordia di Pontremoli, Pubblica Assistenza AVIS Fivizzano. 

 

GLI INCONTRI


In una prima fase, il lavoro dei tavoli è stato articolato in
due fondamentali dimensioni di bisogno a cui un servizio di trasporto sociale poteva dare risposta:

 

  1. Portare le persone nei luoghi. Identificando i luoghi che i cittadini servizio potrebbero aver bisogno di raggiungere sul territorio della Lunigiana. Tra questi sono stati identificati, tra gli altri: ospedale, mercato, farmacie, medico di base, poste, banche, palestre e luoghi di cura della persona, spazi ricreativi, CAF e patronati, sedi comunali, palestre e luoghi di culto.
    Al trasporto delle persone verso i luoghi può già trovare una prima risposta il servizio di trasporto sociale promosso dalla SdS Lunigiana insieme ad associazioni del territorio – molte delle quali presenti all’incontro. L’invito di alcuni partecipanti è stato quindi quello di progettare e innovare, a partire dalla valorizzazione dell’esistente. A tale proposito, alcuni partecipanti hanno menzionato anche nuovi attori con bisogni di mobilità. Oltre alle persone con disabilità complesse, tra i cittadini più raramente muniti di mezzi di trasporto autonomo sono state identificati gli anziani, i più giovani, e cittadini di paesi terzi (questi ultimi, sarebbe particolarmente importante riuscire a raggiungere gli uffici anagrafici o in questura).
  2. Portare beni e servizi direttamente alle persone. Questa seconda area di discussione nasce dalla considerazione che talvolta la necessità di movimento possa avere origine anche nella scarsa disponibilità di determinati servizi o beni materiali e immateriali, tipica di alcune zone montane più lontane dai centri abitati. Tra le risorse da (ri)avvicinare alle persone sono stati identificati alcuni beni essenziali, come spesa, farmaci e medicinali, servizi di banca, CAF e pagamento bollette. Da questo punto di vista possono essere d’aiuto alcune buone pratiche già sviluppate dalle organizzazioni locali durante il primo lockdown, il progetto Botteghe della Salute Mobile, e il modello del maggiordomo di quartiere già sperimentato in Liguria. Oltre a questo, è stato consigliato di dedicarsi anche alla consegna di “quel che fa piacere, e non solo quel che serve”, come ad esempio libri, giornali, pizza, materiale di cancelleria. Una proposta a proposito è anche quella di portare nei luoghi più remoti anche vere e proprie occasioni di socialità – come la lettura di libri ad alta voce.

In quest’ultima direzione si sono concentrati gli ultimi incontri di progettazione, con l’obiettivo di immaginare un prototipo di progetto che possa andare a integrazione del servizio erogato dalla SdS, che il gruppo di lavoro potrà implementare con il supporto di altre associazioni ed Enti del terzo settore in rete. Il gruppo di lavoro si è confrontato su tre principali dimensioni della consegna di beni: la raccolta di ordini e richieste, la preparazione dei materiali da consegnare, e la logistica delle consegne.

Elemento generale del confronto è stata l’individuazione di nuovi attori per il trasporto di beni e persone, come ad esempio le associazioni di bikers. Emerge anche una nuova strategia di coinvolgimento di volontari incostanti e non associati a beneficio dell’iniziativa, come la gamification: una tecnica di design fondata sul gioco, che propone sistemi di premialità motivanti che con missioni e feedback positivi orientano l’attività e coinvolgono i volontari.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alcuni degli argomenti su cui ci si è confrontati durante la progettazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La lavagna virtuale usata in uno degli incontri di progettazione 

 

Nei prossimi mesi, il gruppo di lavoro si dedicherà ad attività di test del prototipo di iniziativa ideata – con l’obiettivo di verificarne la funzionalità e di trarne modelli sostenibili e replicabili, anche grazie a un budget che Regione Toscana ha destinato alla sperimentazione delle nuove progettualità sviluppate nell’ambito di Cantieri della Salute. 

 

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