La progettazione partecipata in Alta Val di Cecina – Valdera

Si sono concluse lo scorso lunedì 21 giugno le attività di progettazione partecipata nella zona Fiorentina Nord-Ovest. Nelle fasi precedenti del percorso, il Comitato di Partecipazione Zonale e la Consulta del Terzo Settore avevano scelto di dedicarsi alla progettazione di una soluzione per informare e orientare i cittadini nel panorama dell’offerta associativa e del Terzo settore, fondata sulla messa in rete di competenze e conoscenze di ciascuna associazione.

Nell’ambito di 4 incontri online, il gruppo di lavoro si è quindi confrontato per definire nel dettaglio un sistema informativo che permettesse agli operatori di ciascuna organizzazione di reindirizzare un potenziale utente al servizio più adatto a rispondere alle esigenze di quest’ultimo.

 

 

IL METODO: LA PROGETTAZIONE PARTECIPATA

 

Come trovare soluzioni efficaci a un problema complesso? In tanti modi sicuramente, ma mai da soli. Così, in questa fase di lavoro il Comitato e la Consulta hanno adottato il metodo della progettazione partecipativa. Questo metodo, conosciuto anche come “co-design” è un approccio di progettazione dei servizi che parte dal coinvolgimento attivo di tutti i portatori di interesse/stakeholder (associazioni, cittadini, utenti finali, enti locali) con l’obiettivo di garantire che il servizio incontri i bisogni di chi ne beneficia e sia sostenibile per chi lo offre. Una forma di “co-progettazione” insomma, ma diversa dalle modalità dell’omonima procedura di evidenza pubblica già normata dal Nuovo Codice del Terzo Settore.

I PARTECIPANTI

 

Un’attività, questa, che ha un grande potenziale generativo, ma che richiede di chiamare a raccolta attori diversi dagli interlocutori abituali, per godere di punti di vista nuovi e inaspettati. La preparazione agli incontri ha quindi richiesto un grande sforzo di promozione dell’iniziativa e di coinvolgimento da parte dei Comitati di Partecipazione, della Consulta del Terzo Settore, della Società della Salute, dei suoi soci e dello staff di progetto.

Attraverso la pubblicazione di una manifestazione d’interesse e di un comunicato stampa, l’invio di mail e una serie di contatti telefonici mirati, la progettazione ha potuto beneficiare di un panorama ampio ed eterogeneo di partecipanti, composto da associazioni, cooperative, enti locali, reti informali, singoli cittadini. A questi si sono aggiunti anche gli attivatori e le attivatrici di comunità: persone appositamente formate dai Cantieri della Salute, che sono state invitate a mettere in pratica le proprie competenze in materia di innovazione sociale e supportare questa o altre progettazioni attive sul territorio. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un momento della progettazione partecipata in Alta Val di Cecina – Valdera 

 

Ai quattro incontri di progettazione hanno preso parte 24 persone in rappresentanza di: Arci Valdera, Arciconfraternita Misericordia Pontedera, associazione “Chiara Ribechini: con l’allergia si può…”, associazione Autismo Pisa, associazione Diabetici Valdera, associazione Non Più Sola, Auser Pondedera, Centro Dia.Ri., cooperativa Agape, cooperativa Pontedera Assistenza, CosmoCare s.c.s., Federconsumatori Toscana, cooperativa Stefano Corte, UILDM Sezione Pisa. 

 

GLI INCONTRI: DEFINIRE UNA RETE FUNZIONANTE

 

Obiettivo era fare una rete per aiutare gli operatori delle varie associazioni ed enti del Terzo settore ad orientare i propri utenti e associati nel vasto panorama di offerta che quest’ultimo mette a disposizione.

Innanzitutto, a chi offrire orientamento? Non sorprendentemente, molte delle organizzazioni presenti agli incontri offrono già i loro servizi in collaborazione con l’azienda USL, la SdS ed enti locali, ricevendo nuovi utenti su loro segnalazione in seguito all’insorgere di patologie o altri eventi scatenanti di natura psicologica, sociale o economica.

Un afflusso importante di utenti, che tuttavia non basta per tutelare la salute di tutti i cittadini e le cittadine delle proprie comunità. Secondo i partecipanti infatti è cruciale riuscire ad estendere le proprie attività di tutela e intervento anche a persone estranee alla presa in carico pubblica – ad esempio persone anziane che frequentano i centri ricreativi, oppure persone già vicine a un’associazione a carattere sanitario, che però incorre in una nuova patologia che esula dall’expertise della stessa. 

In questa direzione sono andati gli sforzi del gruppo di lavoro per costruire un sistema informativo che permettesse agli operatori di ciascuna organizzazione di reindirizzare un potenziale utente all’organizzazione più adatta.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La lavagna virtuale usata in uno degli incontri di progettazione

 

Nei quattro incontri i partecipanti si sono confrontati su caratteristiche e funzionamento di questo sistema, alternando due punti di vista fondamentali: uno sguardo sul ‘fronte pubblico’ del servizio (front-end) e uno sul fronte interno, il ‘retrobottega’ del servizio (back-end).

1) Front-end: l’accesso ai servizi. Di cosa ha bisogno ciascun operatore per orientare correttamente associati e nuovi utenti? A quali informazioni attinge e dove le trova? In che modo le fornisce per garantire l’efficacia dell’orientamento?

2) Back-end: accesso alla rete. In che modo collaborano le associazioni che fanno parte del servizio di orientamento e informazione? Come si entra a far parte di questa rete, e secondo quali criteri?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alcune delle domande che hanno guidato il confronto durante la progettazione 

 

Seguendo queste e altre domande, i partecipanti sono entrati nei dettagli delle funzioni di caricamento delle informazioni in un database accessibile agli operatori, e hanno stabilito la necessità di definire degli standard di qualità e prevedere l’adesione a un codice etico per le organizzazioni interessate ad entrare a far parte della rete. 

 

Nei prossimi mesi, il gruppo di lavoro svilupperà un prototipo e si dedicherà alle attività di test dell’iniziativa. L’obiettivo è quello di verificare la funzionalità del prototipo e trarne modelli sostenibili e replicabili, anche grazie a un budget che Regione Toscana ha destinato alle nuove progettualità sviluppate nell’ambito di Cantieri della Salute. Sperando di riuscire a orientare al meglio i cittadini del territorio, e di raccogliere l’adesione di collaborazione ad altri Enti del terzo settore ed Enti caritativi di tutta la zona-distretto. 

 

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